Via Mecenate e gli HORTI MAECENATIS

Tramite un passo di Orazio si è identificato il luogo con la villa di Mecenate sull’Esquilino, che sorse sul colmo della zona di una necropoli e sul livellamento dell’antichissimo agger. Sul lato di via Leopardi l’edificio si sovrappose alle Mura serviane.
la villa fu successivamente annessa alle proprietà imperiali e poi concessa a Tiberio dopo il rientro dal suo esilio di Rodi, il quale intraprese alcune ristrutturazioni; a questa fase risalgono le pitture di giardino del ninfeo di terzo stile, da mettere in relazione con gli affreschi del ninfeo sotterraneo della villa di Livia (fine del I secolo a.C.).

L’ Auditorium di Mecenate
La parte anteriore della sala è più ampia della posteriore in cui, infatti, sono state ricavate sei nicchie per lato, più altre cinque nicchie che si trovano sull’abside, al di sopra dell’alta gradinata di sette gradini circolari, originariamente coperti di marmo cipollino, come a formare una sorta di piccola cavea teatrale. Vi si accede (in antico come oggi) attraverso una gradinata in discesa.

Dal più alto gradino della cavea uscivano i flussi di alcuni tubi (poi otturati), che riversavano abbondante acqua nella sala: da questo particolare si è identificato l’edificio come un ninfeo, con i gradini forse decorati da vasi di fiori attorno ai quali scorreva scenograficamente dell’acqua. L’insieme era poi abbellito da pitture di giardino nelle nicchie, che dava l’idea di un magnifico parco sotterraneo.

Questo ambiente era collegato a un sistema di stanze e corridoi, sui quali il ninfeo emergeva in parte. La datazione rispetto alla tecnica muraria (opus reticolatum di modulo piuttosto piccolo) conferma un periodo tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero. Coevo alla prima fase originaria è anche un mosaico pavimentale qui rinvenuto, con tessere bianche finissime dipinte a fasce rosse con encausto. Sopra di esso venne poi steso un pavimento marmoreo. Una terza fase è forse rappresentata dal muro di mattoni appoggiato alla parte bassa della cavea.

La scoperta dell’Auditorium di Mecenate avvenne casualmente, nel 1874, nei lavori di apertura della nuova via Merulana e di Largo Leopardi.

L’aula absidata che fu allora riportata alla luce faceva parte di un complesso assai più ampio, disposto a cavallo delle Mura Serviane, che fu purtroppo immediatamente demolito dagli gli architetti sabaudi che stavano realizzando le nuove edificazioni post unitarie tralasciando la conservazione dei reperti ed edifici di origine Romana.

E’ possibile immaginare l’esistenza di numerose altre emergenze alle quote del tessuto Urbano di epoca romana oggi ampiamente interrate. A parte la grande piscina natatoria, dalla quale fu notato qualche resto, esiste ancora il cosiddetto auditorium, un interessantissimo ninfeo tutto affrescato e con una gradinata dotata di un impianto per irrigare sulla quale si sistemavano le piante in vaso.

Si tratta in realtà di un ninfeo – coenatio, cioè una sala da pranzo con le pareti ricoperte di affreschi (fregi floreali, paesaggi e giardini, uccelli) e una piccola cascata d’acqua corrente, per mangiare al fresco.

L’auditorium è una lunga aula absidata di oltre 24 m, della quale si possono distinguere quattro parti: una sorta di vestibolo rettangolare a sud-est, di m 13,20 x 5,70; l’aula vera e propria, di m 10,50 x 13,20; l’esedra a gradini, con un raggio di m 5,30; e infine una doppia rampa di accesso, a sud-ovest, larga m 2,27.

Il complesso, che anche in origine era semisotterraneo, è costruito in reticolato di tufelli (cm 6,5).

Tre ingressi permettevano di accedere al vestibolo: quello a sud, ancora utilizzato, si apriva sulla rampa, mentre gli altri due (quello di fronte al primo, a est, e quello al centro della facciata, a sud-est, connesso con una scalinata), richiusi dopo lo scavo, mettevano l’aula in comunicazione con gli ambienti vicini.

La copertura doveva essere a volta, a giudicare almeno dal grande spessore dei muri di circa ben 2 m. Forse in essa erano ricavate alcune aperture, come sembrerebbe dimostrato da resti di vetri da finestra scoperti al momento dello scavo.

All’esterno dovevano emergere solo la volta e la sommità dei muri.

Nella sala rettangolare si aprono sei profonde nicchie per parte e tra di esse si notano alcuni restauri antichi in mattoni. La decorazione pittorica, assai ben conservata al momento della scoperta, è oggi in parte svanita.

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