Il teatro di Pompeo – Roma 61-55 a.C.

Grazie a questo primo intervento si diffonde a Roma una nuova sensibilità per l’estetica urbana . L’opera naturalmente attirerà le critiche dei tradizionalisti giacche’ costituiva per Roma uno strappo alle leggi, essendovi una compresenza santuario-teatro.
La cavea rialzata, vede al suo centro, nella curva superiore, il Tempio di Venere Vincitrice generando cosi un episodio urbano rilevante che combina matrici ellenistiche e Italiche.

Teatro di Pompeo

Fatto erigere dal generale Romano Pompeo tra il 61 e il 55 a.C. che dapprima fece realizzare il Tempio di Venere Vincitrice (al di sopra del quale a metà del XV secolo fu’ eretto il Palazzo Orsini Pio Righetti) onde eludere le leggi che vietavano la costruzione di teatri stabili in muratura (all’epoca erano permessi solo teatri itineranti in quanto non era ritenuta un attività consona ad essere rappresentata da un edificio permanente).
L’andamento curvilineo della Cavea e’ attualmente riconoscibile nello sviluppo della Via di Grotta Pinta che partendo da Piazza dei Satiri giunge fino al Largo del “Pallaro” che svolgeva qui la sua attività di estrazione, antesignana attività di gioco del lotto.

Nel VI secolo Cassiodoro cancelliere Romano del re’ Gotico Teodorico, ricordava con parole piene di ammirazione il Teatro di Pompeo ricco di marmi sculture affreschi con “caverne coperte a volta con pietre pendenti collegate in forme bellissime..” Arricchito da un monumentale porticato con colonne di granito che si estendeva fino a Largo Argentina.
Nel medioevo i padri di S. Angelo in Pescheria, che avevano ereditato parte del teatro (all’epoca detto il Trullo) ne affidarono in enfiteusi le rovine a Bobo di Bobone, antenato degli Orsini.

Dal XII secolo le famiglie patrizie s’inserirono nell’amministrazione cittadina e nella giurisdizione dei singoli Rioni, forse ad esito di una originaria ripartizione in legiones controllate militarmente dalle famiglie appartenenti alle diverse aree della città. Gli Orsini occuparono il Monte Giordano ed il Teatro di Pompeo rispettivamente nei Rioni Ponte e Parione .
Il teatro fu allora completamente inglobato nel tessuto edilizio ed i suoi fornici, murati all’esterno, furono occupati da magazzini, case, negozi, in linea con una tradizione di riuso tramandatasi fino ad oggi.

Divenuto una monumentale cava a cielo aperto, ” Il Trullo” forni’ marmi e materiali per le costruzioni circostanti sulle rovine sorsero le chiese di S. Barbara dei Librari, quella oggi sconsacrata di S. Maria di Grottapinta ed il palazzo quattrocentesco di Virginio Orsini.

Un Palco sulla storia

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