Bonus Edilizi 2023: le novità sugli sgravi fiscali

Le novità principali riguardano il Superbonus un’agevolazione che dalla sua nascita nel maggio 2020 è stata interessata da una ventina di cambiamenti normativi. In particolare variano in alcuni casi l’importo dell’agevolazione e le date entro cui poterne usufruire.

Rimangono invariati invece i requisiti dei lavori che danno diritto alla maxidetrazione: per quanto riguarda il superbonus finalizzato al risparmio energetico bisogna effettuare l’isolamento termico dell’edificio e/o cambiare la centrale termica con una ad alta efficienza e atta oltre a scaldare la casa a produrre acqua calda e/o a raffrescare l’immobile.
Uno o entrambi questi interventi possono essere accompagnati da altre opere di efficientamento a loro volta agevolate (lavori già agevolati dall’ecobonus standard, pannelli fotovoltaici, colonnine elettriche ricarica auto) e il risultato finale degli interventi deve essere un miglioramento di almeno due classi energetiche, da certificare mediante il confronto di un’attestazione di prestazione energetica rilasciata prima dei lavori con quella a fine opere


Novità per i condomini

E veniamo alle novità per il Superbonus partendo dai condomini. L’agevolazione resta al 110% fino al 31 dicembre 2023, per poi scendere al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025 per chi 1) ha presentato la Cilas (comunicazione inizio lavori per il superbonus) entro il 25 novembre 2022 a seguito di precedente delibera dell’assemblea; 2) ha presentato la Cilas tra il 25 novembre e il 31 dicembre 2022, purché la delibera assembleare sia stata presa entro il 18 novembre e il requisito cronologico risultare da un atto notorio dell’amministratore o, per i condomìni senza obbligo di amministratore (sono quelli fino a 8 unità immobiliari) da chi ha presieduto l’assemblea. In caso di attestazioni false si rischiano fino a due anni di carcere. I condomìni che non rientrano in una di queste condizioni per le spese effettuate nel 2023 otterranno un ristoro fiscale del 90% e non più del 110.

Cessione del credito

Per quanto riguarda la questione della cessione del credito, due i provvedimenti, approvati in sede di conversione del decreto Aiuti 4. Ci sarà la possibilità di effettuare un passaggio in più per i crediti: dopo la prima cessione (anche sotto forma di sconto in fattura) rimarrà l’obbligo di effettuare ulteriori passaggi solo verso soggetti finanziari vigilati (banche, assicurazioni, finanziarie). Quando il quarto passaggio avviene favore di una banca, questa può cedere a sua volta i crediti ai suoi clienti professionali e alle partite Iva. Lo scopo è alleggerire i cassetti fiscali delle banche permettendo loro di avere il margine fiscale necessario per accettare nuove cessioni. Per le imprese che hanno effettuato lo sconto in fattura per il superbonus e che non riescono a cedere i crediti è prevista una garanzia della Sace. Anche se si giungerà a una maggiore circolazione dei crediti in questa fase però un problema che non si può risolvere per via normativa è quello del costo delle operazioni: il forte rialzo dei tassi rende la cessione piuttosto onerosa per il contribuente: per il superbonus al 110% vengono riconosciuti in media 95 euro ogni 110 di credito, e molto più bassa la remunerazione per gli altri bonus: ad esempio, sui lavori di ristrutturazione, agevolati al 50% in 10 anni, si ottengono circa 35 euro ogni 100 di spesa.

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