Roma Palazzetto Zuccari

Per quale motivo uomini ricchi, colti e intelligenti come Zuccari riversavano cospicue fortune nella realizzazione di opere così stravaganti?

Sicuramente per distinguersi dagli altri! Gli “uomini” ricchi, nobili… e basta! Poter sottolineare la propria erudizione su aspetti che in pochi conoscevano era sicuramente un lusso non da poco; come già in altre epoche, rivendicare attraverso l’architettura  l’appartenenza ad una élite di nobili sapienti e letterati, depositari di antiche conoscenze era sicuramente un fattore di distinzione enorme con i comuni nobili o gli “snob”, coloro che, pur non vantando titoli nobiliari, erano comunque ricchissimi e potenti. Inoltre vi era anche l’opportunità di comunicare ai propri pari, la dichiarata appartenenza alla stessa cerchia iniziatica, e la condivisione degli stessi valori mistici.

Ma quale misteriosa metafora si celerebbe dietro all’allegorica boccaccia di via Gregoriana?

Al di la del mero intento di stupire il semplice passante, o chi avesse varcato la soglia del portone, Zuccari allude al palazzo come ad un sistema digerente nel quale, il visitatore (la materia alchemica da trasformare), rinunciando ai propri pregiudizi e preconcetti, (gli scarti della digestione) e lasciandosi trasformare (l’impegno culturale, lo studio, la ricerca), trascende la propria condizione animale per assurgere all’essenza della divina sapienza.

Un gioco intellettuale, un monito e un invito a cambiare. A migliorare ciò che siamo. Ad impegnarci in un percorso virtuoso che ci conduca in un giardino dell’Eden.

 

Roma, Via Gregoriana, Palazzetto Zuccari XVII sec. Architetti Federico Zuccari, Girolamo Rainaldi